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La formazione è un’attività particolarmente significativa per la gestione e lo sviluppo delle risorse umane. Attraverso la formazione, infatti, è possibile puntare sull’acquisizione di nuove conoscenze verso il personale, sull’educazione allo svolgimento di nuove mansioni e sull’aggiornamento delle competenze già maturate.

Tra le innumerevoli metodologie didattiche, ce n’è una meritevole di attenzione: il learning by doing, ovvero l’“imparare facendo.” Si tratta di una delle modalità di apprendimento particolarmente frequente nei contesti aziendali, che favorisce in maniera immediata i processi e le skills da apprendere, mettendoli in pratica.

learning by doing

Cosa si intende con il metodo didattico induttivo

Un approccio induttivo alla conoscenza basato sul learning by doing consente di fare uso della cosiddetta “esperienza diretta”, che in ambito lavorativo non può che garantire lo svolgimento di una determinata attività in maniera efficace ed efficiente. Nello specifico, per comprendere al meglio il learning by doing, è necessario approfondire alcune fasi che caratterizzano la fase induttiva, ovvero:

  • Identificazione del problema;
  • Fase di osservazione, attraverso adeguati strumenti con i quali raccogliere dati;
  • Valutazione delle ipotesi;
  • Elaborazione di ipotesi, attraverso una specifica “lettura” dei dati sperimentali.

In altre parole, diversamente dalle tradizionali metodologie didattiche, nel learning by doing si assiste ad un apprendimento attivo. Parliamo cioè di “active learning”, vale a dire un insieme di attività che hanno l’obiettivo di stimolare una maggiore partecipazione verso chi ci ascolta (ad esempio simulazioni e collaborazioni).

Questo genere di apprendimento richiede uno sforzo cognitivo nel momento stesso in cui le attività vengono svolte. Tuttavia, affinchè la formazione risulti efficace, garantendo un impatto diretto sulle performance della persona, è necessario che diventi esperienziale. In questo modo, il learning by doing presuppone una learning experience. Il partecipante riesce, quindi, a “convertire” quanto appreso in nuove azioni.

Il learning by doing rappresenta un valore aggiunto rispetto ai tradizionali approcci didattici. Non si tratta di mettere in campo quanto appreso in maniera meccanica, ma soprattutto di utilizzare una logica di pensiero. Con il metodo induttivo, l’obiettivo è di favorire la “strategia per imparare”, che coincide con la “strategia per comprendere”.

I vantaggi del learning by doing

In che modo un approccio orientato al learning by doing riesce ad apportare benefici all’interno di un contesto organizzativo? Rispondere a tale quesito significa fare luce su quelli che possono essere considerati i vantaggi del metodo di insegnamento induttivo. Il learning by doing è vantaggioso per le seguenti ragioni:

  • Colma i gap formativi presenti a causa di un approccio esclusivamente teorico alla formazione;
  • Stimola il processo di contestualizzazione in situazioni reali;
  • Favorisce l’engagement della persona. Il “saper fare” assume maggiore rilevanza rispetto alla “conoscenza fine a se stessa”;
  • Garantisce la possibilità di sperimentare in tempi brevi quanto appreso;
  • Aumenta la consapevolezza delle proprie azioni;
  • Favorisce l’efficacia dell’apprendimento.

Occorre, inoltre, considerare che anche per quanto riguarda le opportunità lavorative, il learning by doing può rivelarsi davvero vantaggioso. La possibilità di gestire e sviluppare il personale consente di monitorare e valutare in maniera immediata le capacità delle human resources, nonché i relativi progressi.

Tra gli sbocchi lavorativi orientati ad un approccio induttivo, possiamo considerare le seguenti figure ed aree:

  • Innovation Manager
  • R&D Manager
  • Project Manager
  • Consulenza strategica per le imprese
  • Aree operations e logistica
  • Area business development
  • Gestione e sviluppo hr

Ad oggi, inoltre, le aziende sono alla ricerca di personale che abbia valide competenze digitali. Il data scientist, o alcune professioni tradizionali che hanno visto “approdare” le competenze digitali nel loro percorso, come l’infermiere e l’avvocato, o ancora lavori digital che si affiancano ad un approccio formativo umanistico, come il social media manager, possono essere considerate le figure professionali emergenti. Per questo, considerando la velocità con la quale il mondo del lavoro è in continua evoluzione, le aziende mirano anche alle soft skills dei propri collaboratori e soprattutto alla capacità di essere agili.

“Le hard skills sono facili da apprendere: bastano un computer e una connessione, non serve altro – spiega in un’intervista rilasciata a ‘Repubblica’ Valeria Cagnina, giovane promessa nel campo della robotica, considerata a soli 18 anni una delle 50 donne più influenti in Italia in ambito tech -. Le maggiori università del mondo mettono a disposizione corsi gratuiti di altissimo livello e basta una mail per connettersi a chiunque abbia le skill che si vogliono apprendere.. Il problema sono le soft skill: forse solo il mondo HR oggi ne percepisce l’importanza. Non si imparano a scuola, ma sono fondamentali. Le soft skills – conclude – si possono imparare divertendosi e tutto l’apprendimento può e deve essere fatto in maniera divertente.”

Il learning by doing è, quindi, un costante miglioramento di sé stessi, un “modus operandi” con il quale far fronte a qualsiasi tipo di situazione. Mettere in pratica quanto appreso, attraverso laboratori in azienda, stage e tirocini, work experience all’estero, visite ad aziende del territorio, unitamente ad una base teorica, sono gli elementi che consentono davvero di essere competitivi sul mercato del lavoro e quindi di avere maggiori prospettive occupazionali.

In qualsiasi contesto organizzativo, non possiamo trascurare il ruolo dei docenti, che attraverso una serie di specifiche conoscenze e di esperienze approfondite sul campo, hanno il compito di stimolare e rendere maggiormente attivi i gruppi di lavoro. Per le aziende, quindi, investire nel learning by doing significa valorizzare al meglio le risorse umane, quali figure imprescindibili per lo sviluppo e il futuro dell’intera struttura organizzativa.

Autore: Angela Menna

 

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